Lettera di Maria Bonafede alla REFO sull’omofobia

Maria Bonafede

Maria Bonafede

La Pastora Maria Bonafede, Moderatora della Tavola Valdese, invia una lettera alla REFO e ad altre associazioni omosessuali per ribadire la sua ferma condanna ad ogni forma di violenza perpetrata ai danni delle persone omosessuali e l’impegno a sostenere campagne di sensibilizzazione a partire dalla manifestazione indetta da Provincia di Roma, Regione Lazio e Comune di Roma per il prossimo 24 settembre. Di seguito il testo integrale della lettera.

Cari amici,

i ripetuti atti di violenza contro omosessuali e locali frequentati da omosessuali danno la misura di un clima di intolleranza e di pregiudizio contro le diversità che, come cristiani e come cittadini, non possiamo accettare e di fronte al quale non possiamo tacere. Gli attentati contro gli omosessuali ed alcuni luoghi simbolo sono troppo frequenti per pensare a fatti ed atteggiamenti individuali, comunque deprecabili. Il rischio è che ci si abitui alla violenza omofoba, considerandola una delle tante forme di violenza difficile da reprimere e da prevenire. Non è così: la scuola ed i media possono fare molto, così come le chiese chiamate a testimoniare prima di tutto l’amore cristiano per l’altro, tanto più quando è perseguitato, offeso o emarginato. All’indomani di un altro attentato contro un luogo simbolo della comunità omosessuale, voglio esprimervi la mia solidarietà e l’impegno a sostenere campagne di sensibilizzazione per l’affermazione dei pieni diritti di ogni persona, a iniziare dalla prossima manifestazione romana del 24 settembre.


Pastora Maria Bonafede

Moderatora della Tavola Valdese

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“La voglia di vivere e di sentirsi liberi”

Pubblico qui volentieri questa lettera personale che mi ha inviato Massimo da Vasto in risposta al mio Sogno che avevo pubblicato sul mio sito personale www.andreapanerini.it. E’ una bellissima testimonianza che ci può far riflettere tutti.

Andrea Panerini

Caro Andrea,

sono Massimo, vivo a Vasto e sono un cinquantenne ancora in forma. Gianna Sciclone, la mia pastora, mi ha inoltrato un tuo messaggio che ho poi visto contenuto nel tuo sito e che mi ha fatto piacere leggere: un testo pieno d’amore. La mia storia personale mi dà la possibilità di comprendere particolarmente bene il tuo pensiero, soprattutto i messaggi di aiuto e di partecipazione che trasmette. Sono gay, ho avuto fino a 37 anni un’esistenza da “etero”, ex marito, padre di una figlia diciannovenne quasi sconosciuta; una sola storia d’amore in mezzo a tanti visi, un ragazzo meraviglioso che mi ha fatto innamorare di me stesso. In pillole è tutto qui e, fidati, non è poco. E da quando mi sono innamorato, una cosa ho fatto sempre, ho vissuto, e una cosa non ho fatto mai, sognare, perché ho capito che l’amore è l’esatto contrario del sogno, è la pura realtà. E’ durata cinque anni, cinque anni fatti di emozioni, di paure e ripensamenti, cinque anni in cui mi sono reso consapevole, mi sono ripescato, asciugato, riposato e finalmente guardato allo specchio; a fianco a me c’era il mio ragazzo che mi ha aspettato, mi ha capito e spronato ad essere me stesso, sempre e con passione. Mi diceva di volermi baciare davanti a tutti al supermercato, perché i sentimenti non si nascondono: ci sono riuscito. Mi ha chiesto di scegliere fra una donna che avevo sposato e lui, perché fosse l’unico ad essere amato: l’ho fatto e ho scelto, finalmente. Non ho sognato di vivere con lui davanti a tutti in una piccola città piena d’aria: l’ho fatto, ma avevo paura, una paura folle di rendere chiaro il mio amore, l’angoscia di essere perdutamente impazzito di gioia. Pensavo a cosa potesse accadermi, guardavo i colleghi che non mi guardavano più, sentivo la mia famiglia che non mi sentiva più, baciavo una bambina che avevo fatto, ma pensavo a lui… Ho imparato che il sogno dell’etero represso e pavido non mi piaceva più perché godevo di una realtà pesante ma splendida. Avevo finalmente imparato a rispettarmi e sentivo, per la prima volta, cosa fosse l’amore. Vivere con il mio compagno, rendere chiaro il mio rapporto con lui e con gli altri, è stata una scelta di libertà personale ed io ho sentito, a piano a piano, che l’amore è un sentimento che si ha diritto di chiedere alla vita e alle persone, ed ottenerlo. Il diritto di essere se stessi non deve mai essere considerato un sogno ma un bisogno primario, alla stessa stregua di mangiare, bere e condurre una vita dignitosa. Col tempo ho imparato a riconoscere la differenza fra il sogno ed il desiderio, preferendo, col tempo e con la passione, desiderare sempre, avere sempre voglia. Penso oggi che solo così facendo si potrà amare sempre, chiunque e secondo libertà. La mia pastora mi dice che i giovani sono sognatori; sono stato ragazzo anch’io ed ho sognato molto, costretto da condizioni sfavorevoli a vivere un’adolescenza ed una giovinezza frustrata ed ai minimi sistemi. Chi ha la possibilità di vivere le proprie emozioni e mettere in pratica i sogni, quindi desiderare, deve farlo assolutamente, senza tentennare e sempre mosso dalla voglia di vivere i sentimenti allo stato puro. La tua appassionata visione di un amore di coppia col tuo compagno ideale è il palcoscenico dove va vissuta una parte, conservando la propria identità, seppure nella necessità di recitare anche, di mediare pure e di accettare qualche compromesso. E’ la base di partenza, sono le fondazioni ben piantate di un palazzo alto e adorno, da costruire con la voglia di farlo, facendo, e desiderando ardentemente la riuscita di un sogno. Osservo noi omosessuali in questo nostro Mondo e la cosa mi frastorna sempre. Vedo movimenti di emancipazione e di tutela delle “minoranze” che si scatenano per essere “uguali” e non diversi, quasi si trattasse di aiutare un handicappato grave da barriere architettoniche o un obiettore di coscienza dall’obbligo di uccidere un uomo… Credo che il nostro tempo non richieda più eroi che si immolano per i diritti degli omosessuali ad essere considerati uguali a tutti gli altri. Sono certo che il bisogno di uguaglianza nei diritti, la conquista dell’emancipazione e la condivisione delle opportunità, siano effetti più di un impegno personale, che di un impegno collettivo ed organizzato. Credo nelle associazioni, laiche o confessionali, che tutelano le persone omosessuali, ma il lavoro da compiere deve essere finalizzato alla emancipazione della persona in quanto tale e non perché omosessuale. Si all’accoglienza, si all’educazione, si all’emancipazione, no all’aggregazione forzata e no alla nicchia autarchica. Il lavoro dei gruppi di counselling e di mutuo aiuto, deve essere finalizzato alla preparazione personale ad affrontare da soli il Mondo, dove esistono anche gli eterosessuali e, fra questi, anche gente retrograda e omofobica che odia gli omosessuali perché ignorante. L’azione quotidiana che ognuno di noi deve compiere è quella di rendersi visibili, non nascondendo nulla di se stessi, mai e ovunque: solo con l’esempio si può trasmettere un sentimento, un’idea ed anche un ideale, mai solo teoricamente o per mezzo di aggregazioni avulse dal contesto sociale e storico, ma sempre e soltanto con le azioni. Possiamo prendere in prestito, se così si può dire, la vita di tanti uomini e donne che nella storia hanno visibilizzato così tanto le proprie idee da diventare eroi o martiri… Uno per tutti, e scusate se è poco: Gesù. Da cristiano come me, sicuramente avrai un’idea sostanziale della personalità di nostro Signore: un uomo, solo un uomo, combattivo e tenero, chiaro e lampante, paziente e aspro, calli sotto i piedi e mani da operaio… bacioNonostante queste caratteristiche così poco “dotte”, questo essere umano sulla Terra, ha saputo e potuto far impazzire di gioia milioni di persone chiedendo loro di essere semplici e chiari, di non avere paura di esprimersi e di chiedere aiuto; in una parola: di amare. Personalmente mi sento sempre un po’ a disagio ad invocare l’esempio di Gesù, fatto uomo per farsi capire, ma mi sembra veramente il riferimento più alto e nel contempo più semplice da afferrare, veramente molto umano. Personalmente amo la pratica delle cose e del praticare l’amore ne ho fatto il mio viatico. Ecco perché non sono molto convinto che le associazioni di omosessuali, di qualunque credo siano, debbano continuare a proteggere gli associati e, per loro, tutti gli omosessuali, in nidi strutturati e autarchici. Credo, al contrario, che esse debbano avere sempre le porte spalancate e che, una volta accolte e fortificate, le persone omosessuali debbano essere invitate caldamente a misurarsi con la società del quotidiano, ad essere semplicemente esseri umani come gli altri, non diversi da proteggere ad oltranza e da utilizzare per creare centri di potere. Tutte le persone che si ritengono in grado di “aiutare” gli omosessuali ad emanciparsi, devono insegnare che la teoria è una cosa e la pratica è un’altra. Incontrasi in luoghi protetti e solo fra “simili” è diverso dal difendere le proprie convinzioni e sentimenti in ambienti ostili e pregiudiziali; vivere i propri sentimenti ovunque, è sinonimo di libertà individuale e collettiva, in quanto si impara e si insegna. Ecco, dunque, che ti ho spiegato esattamente che non credo nel sogno se non come anticamera del desiderio, della voglia di vivere e di sentirsi liberi. Bando alle ciance, dunque, cerchiamo tutti di essere sempre indignati di fronte ai paladini della tradizione e della libertà condizionata e avversi a quelli che decidono di reprimere i propri desideri, ritenendosi lontani dal peccato.

Spero di aver portato un contributo di idee a noi stessi e, scusandomi della mia irruenza, ti saluto caramente, invitandoti a venire Vasto quando vorrai.

Massimo da Vasto