angels in americaLa REFO di Firenze appoggia questa inizia culturale e sarà presente Sabato 17 maggio alla rappresentazione e all’incontro con il regista con una convenzione economica particolare. Per info refo.firenze@gmail.com

 

Angels in America è “una Divina Commedia per un’età laica e tormentata; un terremoto nel teatro, sconvolgente, terribile e magnifico” (Sunday Times), che giunge in Italia sedici anni dopo il debutto Americano, dopo essere stata vincitrice del Premio Pulitzer nel 1993 e aver dato origine ad un pluripremiato adattamento televisivo.

Uno spettacolo avvenimento che ci mostra un’America reaganiana carica di scandali e intolleranze, squassata all’avvento dell’Aids, sotto il volo protettivo degli angeli che irrompono sulla scena a scuotere le frenetiche vite dei protagonisti: una coppia omosessuale divisa dalla malattia, ma anche quella di due sposi in crisi, a cui fanno da contrappeso le certezze di un infermiere gay nero e di un politico simbolo del potere repubblicano omofobo, ma sconfessato dall’Aids.

Le loro vite scorrono sulla scena tra storie e battute che si sovrappongono, angeli che volano e tra ben 71 cambiamenti d’ambiente ed alcuni effetti speciali, come l’irruzione sul palcoscenico di un angelo femmina, che reca parole di speranza da parte di un Dio maschio che può o non può esistere

Un lavoro teatrale che affronta di petto il tema dell’identità, ma non per esaurirlo sotto il profilo sessuale, bensì per sondarne in profondità tutte le componenti, razziali, religiose e culturali e per dipingere un mondo - il nostro - nel quale gli esseri umani faticano disperatamente a riconoscersi e ad accettarsi con consapevolezza e dignità.

La messa in scena che segnaliamo, curata da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, va in scena dal 14 al 18 maggio 2008 al Teatro Fabbricone di via Targetti 10/12 a Prato (autobus LAM rossa per via Bologna) ed è accompagnta da una serie di eventi collaterali da non perdere.
Per Informazioni e biglietti teatrali
Biglietteria Teatro Metastasio, via Cairoli 59, PRATO (dal martedì al sabato 9.30/12.30 e 16.00/19.00), tel. 0574/608501: Biglietteria on-line: http://ticka.metastasio.it

 

Eventi collaterali:

Lunedi 12 maggio ore 21.30

, presso il circolo arci la libertà di viaccia, a Prato in via pistoiese 659, in preparazione allo spettacolo sarà proiettato il film Angels in America di Mike Nichols con Al Pacino, Meryl Streep, Emma Thompson, Justin Kirk, Ben Shenkman, Mary-Louise Parker, Jeffrey Wright, Patrick Wilson, James Cromwell, Michael Gambon, Simon Callow, Brian Markinson, Dan Futterman, Anna Orso. Una pellicola americana tratta dall’omonima commedia teatrate realizzata nel 2004.

Sabato 17 maggio ore 18.00, nel foyer del Teatro Fabbricone di Prato, Elio De Capitani (regista e attore) e la compagnia di Angels in America incontra il pubblico in un incontro aperto a tutti e gratuito. Dopo l’incontro (che durerà circa 1 ora) un aperitivo al bar del teatro aspettando l’ora dello spettacolo (alle 21).

amici_gruppo2.jpgNella vita quotidiana delle nostre comunità cristiane è impossibile vivere l’omosessualità come una delle tante condizioni degli uomini, cui Cristo si è rivolto senza distinguo? O è un sogno paradossale?

Nasce da queste considerazioni «La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo - Incontro per cristiani “diversi”», una due giorni che avrà luogo in Toscana sabato 12 e domenica 13 aprile 2008 presso Casa Cares a Reggello (a 40 minuti da Firenze), in una villa settecentesca immersa nel verde posta ai piedi del monastero di Vallombrosa.
Una due giorni in cui credenti provenienti da diversi cammini e chiese (valdesi, cattolici, veterocattolici, battisti, etc…), omosessuali e non, si incontreranno per conoscersi, confrontarsi e discutere della loro esperienza di fede e del loro cammino nelle loro chiese affinché avvenga che “la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo”.
Aprirà l’incontro Elisabeth Green, teologa e pastora battista di Grosseto, con una riflessione sul tema, seguirà poi la discussione in gruppi per favorire la conoscenza e il confronto reciproco, intervallati da momenti di preghiera ecumenica.

Una due giorni che vuole essere un’occasione gioiosa per incontrarsi e confrontarsi nelle reciproche differenze e nei tanti cammini individuali. Un’iniziativa organizzata dalla Refo di Firenze in collaborazione con i volontari del progetto Gionata e della mailing list Amarecolcuoredidio a cui interverranno anche sacerdoti, pastori e credenti provenienti da tutt’Italia.

Per maggiori informazioni scrivere a refo.firenze@gmail.com , invece per consultare il programma basta cliccare su qui

Pubblico qui volentieri questa lettera personale che mi ha inviato Massimo da Vasto in risposta al mio Sogno che avevo pubblicato sul mio sito personale www.andreapanerini.it. E’ una bellissima testimonianza che ci può far riflettere tutti.

Andrea Panerini

Caro Andrea,

sono Massimo, vivo a Vasto e sono un cinquantenne ancora in forma. Gianna Sciclone, la mia pastora, mi ha inoltrato un tuo messaggio che ho poi visto contenuto nel tuo sito e che mi ha fatto piacere leggere: un testo pieno d’amore. La mia storia personale mi dà la possibilità di comprendere particolarmente bene il tuo pensiero, soprattutto i messaggi di aiuto e di partecipazione che trasmette. Sono gay, ho avuto fino a 37 anni un’esistenza da “etero”, ex marito, padre di una figlia diciannovenne quasi sconosciuta; una sola storia d’amore in mezzo a tanti visi, un ragazzo meraviglioso che mi ha fatto innamorare di me stesso. In pillole è tutto qui e, fidati, non è poco. E da quando mi sono innamorato, una cosa ho fatto sempre, ho vissuto, e una cosa non ho fatto mai, sognare, perché ho capito che l’amore è l’esatto contrario del sogno, è la pura realtà. E’ durata cinque anni, cinque anni fatti di emozioni, di paure e ripensamenti, cinque anni in cui mi sono reso consapevole, mi sono ripescato, asciugato, riposato e finalmente guardato allo specchio; a fianco a me c’era il mio ragazzo che mi ha aspettato, mi ha capito e spronato ad essere me stesso, sempre e con passione. Mi diceva di volermi baciare davanti a tutti al supermercato, perché i sentimenti non si nascondono: ci sono riuscito. Mi ha chiesto di scegliere fra una donna che avevo sposato e lui, perché fosse l’unico ad essere amato: l’ho fatto e ho scelto, finalmente. Non ho sognato di vivere con lui davanti a tutti in una piccola città piena d’aria: l’ho fatto, ma avevo paura, una paura folle di rendere chiaro il mio amore, l’angoscia di essere perdutamente impazzito di gioia. Pensavo a cosa potesse accadermi, guardavo i colleghi che non mi guardavano più, sentivo la mia famiglia che non mi sentiva più, baciavo una bambina che avevo fatto, ma pensavo a lui… Ho imparato che il sogno dell’etero represso e pavido non mi piaceva più perché godevo di una realtà pesante ma splendida. Avevo finalmente imparato a rispettarmi e sentivo, per la prima volta, cosa fosse l’amore. Vivere con il mio compagno, rendere chiaro il mio rapporto con lui e con gli altri, è stata una scelta di libertà personale ed io ho sentito, a piano a piano, che l’amore è un sentimento che si ha diritto di chiedere alla vita e alle persone, ed ottenerlo. Il diritto di essere se stessi non deve mai essere considerato un sogno ma un bisogno primario, alla stessa stregua di mangiare, bere e condurre una vita dignitosa. Col tempo ho imparato a riconoscere la differenza fra il sogno ed il desiderio, preferendo, col tempo e con la passione, desiderare sempre, avere sempre voglia. Penso oggi che solo così facendo si potrà amare sempre, chiunque e secondo libertà. La mia pastora mi dice che i giovani sono sognatori; sono stato ragazzo anch’io ed ho sognato molto, costretto da condizioni sfavorevoli a vivere un’adolescenza ed una giovinezza frustrata ed ai minimi sistemi. Chi ha la possibilità di vivere le proprie emozioni e mettere in pratica i sogni, quindi desiderare, deve farlo assolutamente, senza tentennare e sempre mosso dalla voglia di vivere i sentimenti allo stato puro. La tua appassionata visione di un amore di coppia col tuo compagno ideale è il palcoscenico dove va vissuta una parte, conservando la propria identità, seppure nella necessità di recitare anche, di mediare pure e di accettare qualche compromesso. E’ la base di partenza, sono le fondazioni ben piantate di un palazzo alto e adorno, da costruire con la voglia di farlo, facendo, e desiderando ardentemente la riuscita di un sogno. Osservo noi omosessuali in questo nostro Mondo e la cosa mi frastorna sempre. Vedo movimenti di emancipazione e di tutela delle “minoranze” che si scatenano per essere “uguali” e non diversi, quasi si trattasse di aiutare un handicappato grave da barriere architettoniche o un obiettore di coscienza dall’obbligo di uccidere un uomo… Credo che il nostro tempo non richieda più eroi che si immolano per i diritti degli omosessuali ad essere considerati uguali a tutti gli altri. Sono certo che il bisogno di uguaglianza nei diritti, la conquista dell’emancipazione e la condivisione delle opportunità, siano effetti più di un impegno personale, che di un impegno collettivo ed organizzato. Credo nelle associazioni, laiche o confessionali, che tutelano le persone omosessuali, ma il lavoro da compiere deve essere finalizzato alla emancipazione della persona in quanto tale e non perché omosessuale. Si all’accoglienza, si all’educazione, si all’emancipazione, no all’aggregazione forzata e no alla nicchia autarchica. Il lavoro dei gruppi di counselling e di mutuo aiuto, deve essere finalizzato alla preparazione personale ad affrontare da soli il Mondo, dove esistono anche gli eterosessuali e, fra questi, anche gente retrograda e omofobica che odia gli omosessuali perché ignorante. L’azione quotidiana che ognuno di noi deve compiere è quella di rendersi visibili, non nascondendo nulla di se stessi, mai e ovunque: solo con l’esempio si può trasmettere un sentimento, un’idea ed anche un ideale, mai solo teoricamente o per mezzo di aggregazioni avulse dal contesto sociale e storico, ma sempre e soltanto con le azioni. Possiamo prendere in prestito, se così si può dire, la vita di tanti uomini e donne che nella storia hanno visibilizzato così tanto le proprie idee da diventare eroi o martiri… Uno per tutti, e scusate se è poco: Gesù. Da cristiano come me, sicuramente avrai un’idea sostanziale della personalità di nostro Signore: un uomo, solo un uomo, combattivo e tenero, chiaro e lampante, paziente e aspro, calli sotto i piedi e mani da operaio… bacioNonostante queste caratteristiche così poco “dotte”, questo essere umano sulla Terra, ha saputo e potuto far impazzire di gioia milioni di persone chiedendo loro di essere semplici e chiari, di non avere paura di esprimersi e di chiedere aiuto; in una parola: di amare. Personalmente mi sento sempre un po’ a disagio ad invocare l’esempio di Gesù, fatto uomo per farsi capire, ma mi sembra veramente il riferimento più alto e nel contempo più semplice da afferrare, veramente molto umano. Personalmente amo la pratica delle cose e del praticare l’amore ne ho fatto il mio viatico. Ecco perché non sono molto convinto che le associazioni di omosessuali, di qualunque credo siano, debbano continuare a proteggere gli associati e, per loro, tutti gli omosessuali, in nidi strutturati e autarchici. Credo, al contrario, che esse debbano avere sempre le porte spalancate e che, una volta accolte e fortificate, le persone omosessuali debbano essere invitate caldamente a misurarsi con la società del quotidiano, ad essere semplicemente esseri umani come gli altri, non diversi da proteggere ad oltranza e da utilizzare per creare centri di potere. Tutte le persone che si ritengono in grado di “aiutare” gli omosessuali ad emanciparsi, devono insegnare che la teoria è una cosa e la pratica è un’altra. Incontrasi in luoghi protetti e solo fra “simili” è diverso dal difendere le proprie convinzioni e sentimenti in ambienti ostili e pregiudiziali; vivere i propri sentimenti ovunque, è sinonimo di libertà individuale e collettiva, in quanto si impara e si insegna. Ecco, dunque, che ti ho spiegato esattamente che non credo nel sogno se non come anticamera del desiderio, della voglia di vivere e di sentirsi liberi. Bando alle ciance, dunque, cerchiamo tutti di essere sempre indignati di fronte ai paladini della tradizione e della libertà condizionata e avversi a quelli che decidono di reprimere i propri desideri, ritenendosi lontani dal peccato.

Spero di aver portato un contributo di idee a noi stessi e, scusandomi della mia irruenza, ti saluto caramente, invitandoti a venire Vasto quando vorrai.

Massimo da Vasto

Lettera aperta della Refo di Firenze del 10 gennaio 2008

preghieraLe veglie del 4 aprile 2008 saranno un momento di preghiera e di testimonianza cristiana, perché non possiamo stare in silenzio quando milioni di fratelli e di sorelle soffrono nel mondo e anche in Italia solo perché esistono, perché vogliono vivere l’affettività che il Signore ha dato loro. Crediamo sia importante che i pastori delle comunità evangeliche battiste, metodiste e valdesi, i loro consigli di chiesa e le loro comunità possano farsi promotori di speranza e di testimonianza nel luogo dove risiedano e decidere se, come cristiani, possiamo continuare a tacere su questo tema.

Venerdì 4 aprile 2008 cristiani provenienti da diverse confessioni e cammini di fede (Valdesi, cattolici, veterocattolici, metodisti, battisti, etc…) saranno in veglia a Firenze e in tante altre città italiane con i gruppi di credenti omosessuali per ricordare le vittime dell’omofobia e per lanciare un segno di speranza.

Invitiamo tutti i credenti a unirsi in veglia con loro per infrangere, con la preghiera e la testimonianza, il muro di silenzio che spesso permane nelle nostre chiese su questo tema.

Su questo tema lo scorso Sinodo Valdo-metodista e l’Assemblea-Sinodo Battista Metodista e Valdese di novembre 2007 si sono espressi con nettezza condannando l’omofobia, incitando le chiese ad accogliere le persone omosessuali e a dare collaborazione alle veglie contro l’omofobia (che l’anno scorso si erano svolte in giugno).

Le veglie saranno un momento di preghiera e di testimonianza cristiana, perché non possiamo stare in silenzio quando milioni di fratelli e di sorelle soffrono (minacciati, torturati e anche uccisi in alcuni Paesi) nel mondo e anche in Italia solo perché esistono, perché vogliono vivere l’affettività che il Signore ha dato loro.

Abbiamo chiesto l’adesione formale alla Tavola valdese e all’UCEBI ma crediamo che sia importante che i pastori delle comunità evangeliche battiste, metodiste e valdesi e i loro consigli di chiesa e comunità possano farsi promotori di speranza e di testimonianza nel luogo dove risiedono, anche organizzando le veglie dove non siano presenti gruppi della REFO o di credenti omosessuali cattolici o ospitandole dove invece questi gruppi sono presenti ma non sanno dove andare a pregare (visto il divieto della gerarchia cattolica di ospitare queste preghiere nelle chiese di sua competenza).

Perché, come scriveva Dietrich Bonhoeffer “viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà”.

Ma l’adesione alle veglie di preghiera del 4 aprile 2008 non può essere solo un atto formale ma impegna tutti noi a portare la nostra testimonianza di fede in una delle tante veglie di preghiera che avranno luogo in Italia e sollecitando, nel nostro quotidiano, le nostre comunità cristiane a contrastare quegli atteggiamenti omofobici spesso presenti anche al loro interno.

A tutti Voi il compito di decidere se, come cristiani, possiamo continuare a tacere su questo tema.

La Rete evangelica Fede e omosessualità di Firenze

logo REFO FirenzeSi può morire, essere picchiati, discriminati, indotti al suicidio perché omosessuali? Si può utilizzare la Bibbia per fare del male a questi uomini e a queste donne? Purtroppo la risposta è sì.
Mai come negli ultimi 12 mesi la crudeltà e la violenza dell’omofobia ha mietuto molte vittime nei paesi arabi come nel mondo occidentale e anche nella nostra Italia. Episodi che fanno dubitare che il nostro possa essere ancora un paese civile e cristiano. Noi, come credenti di molte confessioni cristiane, provenienti da cammini e chiese differenti, di fronte a questo scandalo abbiamo deciso di infrangere questa muraglia di silenzio che ancora permane nelle nostre chiese su questo tema. Dopo il tragico episodio di Makwan, il ragazzo 19enne barbaramente ucciso in nome dello stato iraniano, abbiamo deciso di dire: basta!
Ecco perché, quest’anno, i credenti della Rete evangelica Fede e omosessualità (REFO) di Firenze hanno deciso di dare vita, a Firenze e nelle altre città che vorranno organizzarla , a una veglia per le vittime dell’omofobia venerdì 4 aprile 2008 per lanciare un messaggio di speranza che superi i silenzi, gli imbarazzi e le paure di molti credenti e hanno chiesto ai volontari del progetto Gionata.org di coordinare le preghiere a livello nazionale.
Perché crediamo, come scriveva Antonino Bello, che se «riuscirete a liberarvi dalla rassegnazione, se riporrete maggiore fiducia nella solidarietà (…) se provocherete i credenti in Cristo a passare armi e bagagli dalla vostra parte, non tarderemo a vedere i segni gaudiosi della risurrezione».

Invitiamo tutti i credenti e le chiese di tutta Italia a unirsi a noi in veglie che squarcino, quella sera, il velo della rassegnazione.

Il sito ufficiale della veglia è http://inveglia.wordpress.com

Gli uomini e le donne della REFO di Firenze
I volontari e le volontarie del progetto Gionata

Ps. Chi vuole, come gruppo o associazione ma anche come singolo, aderire e/o organizzare una veglia nella propria città può rivolgersi ad Andrea (333.2876387 - refo.firenze@gmail.com) o ai volontari del progetto gionata (gionatanews@gmail.com). Mancano tre mesi, non sono molti per organizzare le veglie. Diamoci da fare!

NataleLa Rete evangelica Fede e Omosessualità di Firenze augura a tutti i credenti (e anche ai non credenti) un santo Natale, passato nel calore e nel conforto delle proprie famiglie, con uno sguardo ai fratelli e alle sorelle meno fortunati e lontano dal consumismo imperante che allontana i cristiani dalla loro vera dimensione. Che il Signore possa benedire le vite di coloro che si sono imbattutti in noi e di coloro che ci incontreranno oppure non ci vedranno mai, che possano vedere la luce del Signore e che il 2008 possa essere un anno ricco di amore e di felicità.

Gli uomini e le donne della REFO di Firenze

Una serata fredda, molto fredda. Un’occasione triste. Una preghiera, però che ci ha riscaldato i cuori.
In silenzio, davanti a una miriade di candele che si univano per formare una croce tremolante, al centro del cerchio formato dai partecipanti, abbiamo pregato, ci siamo commossi, abbiamo ascoltato i pastori valdese e battista.

candelaAbbiamo meditato sulla Scrittura, sull’amore di Dio verso gli uomini e su come “uccidere nel nome di Dio sia la peggiore bestemmia verso il Signore” come ha detto il pastore valdese Pawel Gajewski commentando un passo della Genesi.

Makwan era al centro dei nostri pensieri, assieme agli altri diecimila vittime del genocidio degli omosessuali in Iran, molte delle quali senza nome e senza volto.
Una strage degli innocenti verso la quale ci sentiamo impotenti, forse anche colpevoli. Una strage per cui non dobbiamo chiedere vendetta ma giustizia e perdono. E chiedendo giustizia e perdono al Signore abbiamo pregato anche e soprattutto per i carnefici, per i responsabili di tanta empietà e ingiustizia. Perché lo Spirito possa illuminarli e condurli verso l’amore di Dio che è l’unico che permette di amare il prossimo. (Andrea Panerini)

Clicca sul link per scaricare il testo della preghiera

RINGRAZIAMENTI

Per la bella serata di ieri sera vogliamo ringraziare tutti i presenti, i pastori Pawel Gajewski e Raffaele Volpe, le comunità valdese e battista, gli amici della Mailing List “Amarecolcuoredidio” che hanno pregato con noi a distanza, Marco Ricca, Giuliano Boffardi, Mirella Mannocchio e Paolo Gianardi che ci hanno arricchito mandandoci le loro impressioni, gli amici di Villa Guicciardini che, anche se nella maggior parte dei casi non sono potuti stare con noi per vari impegni, si sono prodigati per dare risalto all’iniziativa. Vogliamo ringraziare il portale www.gionata.org per il suo contributo, essenziale all’organizzazione della veglia. Vogliamo infine ringraziare tutti coloro che ci hanno mandato messaggi per ricordare Makwan e per dire basta all’olocausto degli omosessuali in Iran. Grazie!

Gli uomini e le donne della REFO di Firenze

E’ esplosa come una bomba la notizia che “mentre era in corso la campagna lanciata dal gruppo Everyone per impedire l’assassinio del ventunenne iraniano Makwan Moloudzadeh, condannato alla pena capitale perchè omosessuale, è giunta da Teheran la notizia della sua esecuzione, avvenuta nel carcere alle 5 del mattino (ora iraniana) di ieri 5 dicembre 2007. cuore multicolore
Nessuno, nemmeno l’avvocato, il padre e lo zio di Makwan erano stati informati. La notizia della sua morte lascia increduli mentre continuano ad arrivare centinaia di mail da tutto il mondo di sostegno alla campagna per Makwan, da parte di politici, attivisti e semplici cittadini”.
Una profonda tristezza è scesa nel nostro animo ma come ci ha scritto un amico “Ora Makwan è scomparso, ma non è un assente, è solo invisibile. Ora i suoi occhi sono pieni di luce e i nostri pieni di lacrime. Non mi resta che pregare per i suoi assassini… amaramente mi tocca farlo, sopratutto perchè non si ripeta più tale gesto“.

Di fronte all’assordante silenzio delle Chiese e delle istituzioni italiane, le donne e gli uomini della REFO di Firenze hanno deciso di affidarsi alla forza della preghiera. Ecco perché il 13 dicembre 2007 vi invitiamo a Firenze a unirvi a noi “per pregare e gridare la nostra sete di giustizia, di amore e di compassione, perché non si dia più la morte nel nome dell’unico Dio degli ebrei, deii cristiani e degli islamici”.

E se volete lasciare un commento su quanto accaduto o un pensiero postatelo pure, perchè rimanga un segno concreto del nostro sgomento.

«Verrà il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente,
ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà»

Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)

 

Si può morire a 21 anni perché omosessuali? In Iran si può. Makwan Moloudzadeh non è il primo e non sarà, purtroppo, l’ultimo ad essere giustiziato in Iran per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia) che, secondo il Codice Penale iraniano è punito con la pena capitale. E’ l’ultimo di una lunga catena di morte, un vero e proprio olocausto, dal 1979 ben 10.000 omosessuali sono stati giustiziati nella repubblica islamica iraniana.

Ma si può essere uccisi solo perchè omosessuali, per eseguire un imperativo morale, culturale o religioso? La pena di morte è un abominio ma in questo caso è qualcosa di una gravità enorme.
logo makwan
La storia di Makwan ricorda, in fondo, quella di tante persone uccise nel mondo perché omosessuali e di cui non sapremo mai né il nome né la storia.
Di fronte a tanta violenza e all’assordante silenzio sia delle Chiese che delle istituzioni italiane, le donne e gli uomini della REFO di Firenze, come cristiani provenienti da diverse confessioni (valdesi, battisti, cattolici, veterocattolici e altri) e cammini, hanno deciso di combattere questa battaglia non solo con le petizioni ma anche con la forza della preghiera.

Ecco perché giovedì 13 dicembre alle ore 21 ci riuniremo presso il Centro comunitario Valdese di Via Manzoni 21 a Firenze, insieme a quanti vorranno essere con noi, per pregare e gridare la nostra sete di giustizia, di amore e di compassione, perché non si dia più la morte nel nome dell’unico Dio dei cristiani, degli islamici e degli ebrei.
E Tu cosa fai? Vuoi scegliere il silenzio e la rassegnazione o vuoi testimoniare la tua speranza di giustizia affidata alla forza della preghiera?

Ti aspettiamo. Un abbraccio da tutti noi.
Gli uomini e le donne della REFO di Firenze

Ps. Al termine della preghiera con tutti i presenti prenderemo un tè caldo, per rimanere insieme in fraternità e amicizia.

Si può morire perchè accusati di “omosessualità”. In Iran si può! Nei mesi scorsi Makwan, un 21enne iraniano condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia”), è stato salvato dal boia grazie alla mobilitazione internazionale di tanti uomini e donne. Il caso e’ stato pero’ recentemente riesaminato dai giudici iraniani e la condanna è stata convalidata. L’esecuzione e’ fissata a giorni. Noi ci chiediamo “si può essere uccisi solo perchè gay, per eseguire un imperativo morale, culturale o religioso?”. La pena di morte è un “abominio” ma in questo caso e qualcosa di ancora più grave… ora la vita di questo ragazzo è anche nelle tue mani.

Tu cosa fai? Non essere complice aiutaci…. In fondo ti basta inviare delle email o una cartolina di protesta. Per te è un minuto del tuo tempo, per il giovane Makwan quel tuo gesto vale tutta la sua vita…

Noi della REFO di Firenze lottiamo anche per lui…

Per saperne di più o per inviare la petizione basta cliccare su www.gionata.org

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